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La magia dell’Albero di Natale: tra Cristianesimo e Paganesimo

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La magia dell’Albero di Natale:

È oggi il giorno in cui generalmente si espleta la magia dell’Albero di Natale. Una tradizione che conosciamo da sempre e che da sempre portiamo avanti, come una particolare sfumatura del rito cristiano, senza però chiederci mai come sia nata o perché. Eppure, in un anno come questo, in cui il Natale avrà senz’altro un gusto diverso per tutti, forse porsi questa domanda può risvegliare in noi una nuova speranza e riscaldare, almeno un po’, i nostri cuori.

Uno sguardo che volge al passato:

E allora guardiamolo l’albero che abbiamo già addobbato in casa. O, se non lo abbiamo ancora fatto, proviamo comunque a immaginarlo con occhio diverso. Un occhio che parla di antichi riti e di antiche tradizioni. Un occhio che richiama a storie di un’umanità di cui ormai abbiamo perso la memoria. Ma che, proprio perché retaggi, necessariamente ci raccontano ancora della nostra anima e del nostro semplice e puro essere umani.

L’Albero Pagano:

Le origini dell’albero di Natale sono pagane, nate presumibilmente nel Nord Europa. In quei paesi dove il periodo tra la fine di dicembre e l’inizio di gennaio rappresentava non solo quello più freddo dell’anno, ma anche quello più buio. Il periodo in cui gli spiriti maligni erano più forti che mai, costringendo gli uomini che vi abitavano a confrontarsi con la necessità di celebrare, quasi per contro, la vita, la rinascita e la resistenza necessaria per sopravvivere nei mesi invernali.

Fu così che si iniziò a decorare gli alberi, sia dentro che fuori le case, con tante candele: per simboleggiare la vittoria della luce sull’oscurità. E fu così che nacquero le festività dello Yule (21 dicembre – 1 gennaio), un termine che deriverebbe dal norreno Hjól (“ruota”), a simboleggiare il fatto che, nel solstizio d’inverno, la “ruota dell’anno si trova al suo estremo inferiore…e inizia a risalire”.

Feste di rinascita, dunque, che trovano un ulteriore punto di forza anche nella scelta stessa dell’albero utilizzato: un abete sempreverde, che proprio per questa sua caratteristica, richiama la vittoria della Vita sulla Morte.

L’Abete:

Come ci dimostra la tradizione dei druidi, gli antichi sacerdoti dei Celti, l’abete era, infatti, considerato simbolo di immortalità e di vita eterna, ma anche simbolo di onestà, verità e schiettezza, derivanti dalla forma particolare del suo tronco: così dritto e robusto da ricordare un pilastro pieno di forza: una torre simbolica della verità che si erge quasi rispettando una invisibile “retta via”.

Il fatto poi che gli abeti crescano in gruppi fu da loro considerato come un richiamo all’amicizia e alla perpetua connessione con gli altri. Una connessione che non si stinge e che si rinnova in se stessa, rinverdendosi. Così come si rinverdisce la speranza e come si rinverdiscono le promesse di rinnovamento dopo i lunghi mesi invernali, bui e tristi.

I Celti e i Druidi credevano, inoltre, che l’abete possedesse abilità profetiche e di percezione sottile e che, proprio grazie a questa sua capacità fosse in grado di indicare, anche a grandi distanze, i luoghi sacri in grado di riportare alla memoria le antiche gesta degli eroi e dei condottieri. Un depositario, insomma, della storia e dell’identità celtica, che si connetteva in uno stretto legame con le anime dei coraggiosi morti in battaglia.

Un albero sacro che contiene in sé la Vita e la Morte.

La magia dell’Albero di Natale: tra Vita e Morte:

Non sarà un caso, allora, che proprio una delle 45 specie di abete attualmente conosciute, l’Abete Rosso, sia stato indicato come un simbolo di Cristo nella sua incarnazione umana. Un simbolo di sacrificio, morte e vita eterna che richiama inevitabilmente al retaggio arcaico di questo albero magico. Un retaggio che, ancora oggi, la sera della Vigilia di Natale, molti tendono ancora inconsapevolmente a mantenere, mettendo nel camino un ciocco d’abete e dicendo: “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane”. Un’usanza antica, apparentemente nata per simboleggiare il sacrificio di Cristo per salvare l’umanità e per sostenere l’uomo nel suo viaggio terreno.

Ma come si è passati dalla magia dei Celti al culto Cristiano?

Adornare l’Albero del Paradiso:

Si racconta che, nel medioevo, iniziò a diffondersi in Europa una bella leggenda secondo la quale, alla nascita di Gesù, ogni albero si scrollò di dosso neve e gelo, dando vita a nuovi germogli, nonostante la stagione fredda. Tale storia andò a intrecciarsi con le celebrazioni della Natività collegate alla storia della Creazione di Adamo ed Eva e ai giochi che in esse venivano organizzati, durante i quali la riproduzione del Giardino dell’Eden veniva simboleggiata dal un albero del Paradiso, addobbato di frutta.

Quando questi giochi furono banditi, è probabile che le persone abbiano cominciato ad allestire un proprio “Albero del Paradiso” in casa, per compensare la scomparsa della celebrazione pubblica. Con il tempo, poi, le decorazioni con la frutta sono state sostituite, prima con le candele, poi con dei biscotti, fino a giungere, ad oggi, alle luci artificiali e alle classiche palline colorate che tutti conosciamo ed utilizziamo: simboli di possibili doni nuovi che possono arrivare con l’inizio del nuovo anno.

La magia dell’Albero di Natale secondo Rudolf Steiner:

Rudolf Steiner ci riporta una bella leggenda a proposito del rapporto tra l’albero di Natale e l’Albero del Paradiso.

Set sta davanti alla porta del paradiso e chiede di entrare. Il cherubino che sta a guardia dell’ingresso lo fa entrare. Quando dunque Set fu nel paradiso, trovò che l’albero della conoscenza e l’albero della vita erano strettamente intrecciati tra loro. L’arcangelo Michele, che stava davanti a Dio, gli concedette di prendere tre semi di questo albero intrecciato. Questo albero accenna profeticamente all’avvenire dell’umanità: quando tutta quanta l’umanità sarà iniziata, quando avrà conseguito la conoscenza, allora ci sarà ormai solo l’albero della vita, e la morte non esisterà più. Per il momento, però, solo all’iniziato è lecito prendere da quest’albero tre semi, i tre granelli che significano i tre elementi superiori dell’uomo. Alla morte di Adamo, Set gli mise nella bocca quei tre granelli, e da essi germogliò un roveto ardente che aveva una virtù speciale: dal legno che se ne tagliava, germogliavano sempre gemme nuove e verdi foglie. Ma nel roveto ardente stava scritto: Io sono colui che fu, colui che è, colui che sarà. Ossia ciò che attraversa tutte le incarnazioni, la forza dell’uomo che sempre si rinnova e diviene, dell’uomo che dalla luce discende nelle tenebre, e dalle tenebre ascende alla luce.

I germogli dell’albero del Paradiso:

L’autore narra anche che uno degli oggetti sacri derivati dal legno di questo roveto sia la croce del Cristo Gesù. La croce che ci mostra come la vita convertita in morte abbia in sé la forza di generare nuova vita. La croce che contiene il simbolo stesso del mondo: la vita che vince la morte.

Ecco dunque che i simboli principali del Cristianesimo si riconnettono ai simboli ancestrali del paganesimo: dove Morte e Vita s’incontrano e s’intrecciano l’una all’altra, esattamente come nell’albero del Paradiso.

La magia dell’Albero di Natale: Celebrare la vita.

Insomma fare l’Albero è un po’ un modo per riconnetterci alle nostre origini e per riconnetterci alla dimensione del sacro che è dentro di noi. Un rituale che ci riporta in stretto contatto con l’eterno fluire della vita che si rinnova in se stessa e con il mondo che di questa vita indistruttibile e circolare ne diviene la costante manifestazione.

Del resto il 25 dicembre, che per i cristiani è il Natale di Gesù Cristo, per gli antichi greci, era il giorno in cui nacque Dioniso: il dio della zoé (=la vita indistruttibile), che morì e rinacque a se stesso più volte.

Tra Cristianesimo e Paganesimo: Cristo e Dioniso

Una coincidentia natali che non è, però, l’unico fattore in comune tra queste due grandi divinità. Entrambi, infatti, Cristo e Dioniso, sono ulteriormente accumunati da una circolarità di dolore e resurrezione. Una circolarità, però, che se porta Cristo, attraverso la sua passione e un percorso di dolore terreno, all’assunzione in cielo e all’abbandono del mondo mortale, conduce invece Dioniso e rinasce, costantemente, a nuova vita, reincarnandosi, di volta in volta, in un nuovo aspetto.

Tutto ciò fa sì che, se da un lato, Cristo diventa l’allusione del mistero della vita, dall’altro Dioniso è il mistero stesso. In entrambi i casi, infatti, il divino, attraverso l’atto della nascita, entra nella vita umana. S’incarna nel terreno e lo arricchisce della propria scintilla divina, che dona profondità e significato anche alle più piccole cose, rendendole, di fatto, meravigliose.

E’ proprio grazie a quest’azione allora, che lo spirito fatto uomo e fatto mondo e natura, c’inserisce in un circolo di continuità e profondità che tutto collega e tutti unisce.

L’intreccio di vita e conoscenza:

Ed è così che, come per gli alberi del Paradiso, la vita viene ad intrecciarsi con la conoscenza e la profondità. Giacché l’ingresso della vitalità divina di Cristo e Dioniso nel mondo, attravero l’atto di nascita, crea la possibilità, attraverso il mondo stesso, di entrare in contatto con il senso della vita. La Vita che prospera anche nelle avversità e che rifiorisce in se stessa, proprio nel suo periodo più buio.

La magia dell’albero di Natale: stare insieme.

E allora festeggiamo questo Natale 2020 tenendo a mente il suo simbolo più ancestrale. La circolarità simboleggiata proprio dall’Albero che ci riconnette con il divino, da un lato, e con il mondo e con gli altri dall’altro. Quella rotazione perpetua che, dallo Yule in poi, sembra suggerire che ogni inverno finisce. E che ogni dolore, brutto periodo o notte, può essere superato. Che la vita nuova inizia sempre con un nuovo anno. E quella rotazione  perpetua che ci restituisce il senso vero dello “stare insieme”.

Sì: anche a distanza.

Perché lo “stare insieme” non è solo quello materiale, del riunirsi intorno a una tavola o dello scambiarsi i regali. È un sostegno che ci nasce da dentro e che, da dentro, c’infonde calore. Ci fa sentire meno soli. E meno infreddoliti. E che ci permette di sentirci uniti a chi è distante, in virtù della vita stessa che tutti pervade.

Conclusioni:

Quest’anno, in cui ogni rito sembra esserci stato strappato, a maggior ragione non dimentichiamoci che in ogni casa c’è un albero di Natale.

Guardiamolo.

E pensiamo che molti altri, come noi, stanno facendo esattamente la stessa cosa.

<<È necessario unirsi, non per stare uniti, ma per fare qualcosa insieme>>.
(Goethe)

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