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Depressione, perché mi sento così giù?

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DOTTORE, PERCHE’ MI SENTO DEPRESSO?

La depressione è tradizionalmente considerata come una patologia psichica che rientra nella categoria dei disturbi dell’umore, ovvero quelle condizioni in cui il tono dell’umore è alterato al punto da creare profondo disagio e difficoltà nella vita quotidiana, incidendo negativamente anche sulle relazioni sociali e lavorative. Ma siamo davvero sicuri sia un bene considerarla un problema da risolvere ed eliminare?

La depressione, affermava Carl Gustav Jung, padre dalla psicologia analitica: “è una signora in nero, quando appare non bisogna scacciarla ma invitarla alla nostra tavola per ascoltare cosa ci dice”, cercando di coglierne al meglio i contenuti e i nuclei essenziali, che ne fondano i meccanismi stessi.

Similmente, anche James Hillman definisce la depressione come una delle esperienze più intense che un uomo possa attraversare. Senza negare, ovviamente il fatto, che transitarla non sia poi l’esperienza più piacevole e appagante di questo mondo…

Come fare, dunque, per far sì che si riesca ad accettare questa strana ospite che viene a trovarci?

LA LETTURA IMMAGINALE DELLA DEPRESSIONE:

Anzitutto, proviamo a cambiare il nostro punto di vista su di essa!
La lettura immaginale tipica della Psicologia Archetipia, ad esempio, ci permette di cogliere il significato profondo dei sintomi della depressione poiché parla un linguaggio che si allontana da quello logico razionale che siamo abituati a utilizzare e ci permette di uscire dalla solita visione medicalizzata per cui questo sintomo rischia di diventare qualcosa di dannoso, innaturale e da debellare a tutti i costi.
Sotto questo punto di vista, a partire dalla “signora in nero” che va accolta, la depressione potrebbe allora esser vista come un “invito alla ribellione”, un meccanismo di destrutturazione del quotidiano con il mero scopo non tanto di rovinarci la vita, quanto piuttosto di spingerci a…MODIFICARLA.

Quando la “signora in nero” arriva, insomma, ci sta dicendo di ribellarci una quotidianità che non fa per noi, a un adattamento sociale e relazionale che per troppo tempo ci ha costretto e travolto. È arrivato il momento di tornare verso di noi, diretti nelle nostre profondità, conservando le energie all’interno senza disperderle fuori in attività frenetiche che non sono nostre, in relazioni che forse andrebbero recise o vissute diversamente o in investimenti energetici che forse faremmo bene a lasciar andare, piuttosto che preservare. Come affermava Marsilio Ficino, del resto: Dio rivela soltanto ai figli di Saturno, i malinconici, i misteri della terra e del cielo!

Accedere alla ricchezza: un’amplificazione mitologica della depressione…

Come fare, però, per accedere a questa ricchezza occultata?
L’importante è non soffermarsi sull’idea della malattia, sul sentirsi sbagliati perché depressi e imparare a stare a contatto con le proprie emozioni. La depressione è un’immagine, un modo della psiche di esprimere se stessa. Non ha motivo di farci del male. Giunge solo per dirci: “cambia, il tuo destino è altrove”. Un po’ come è accaduto all’eroe Enea narrato da Virgilio quando, soffermatosi troppo tra gli agi e le premure di Didone e di Cartagine, dimenticò che il suo dovere era in realtà quello di recarsi altrove e porre le basi per la fondazione di un nuovo impero. Per far si che se ne rammentasse, anche egli fu, infatti, colto da una sorta di depressione. Rapito da Ermes, il mitico messaggero degli Dèi, e condotto in un viaggio oscuro attraverso il mondo infero, dovette ricordarsi chi era in realtà, rientrare in contatto con le proprie radici, per raddrizzare la direzione che aveva inconsapevolmente dato alla propria vita.

Un sogno di depressione che paradossalmente lo risvegliò a se stesso e gli permise d’intraprendere quel difficile viaggio che, a lungo andare, avrebbe condotto alla nascita di un nuovo impero…l’impero romano!

Cogliere l’importanza del messaggio:

Certo, nemmeno Enea racconterà mai che transitare il buio di un sintomo simile sia qualcosa di semplice. Ma purtroppo possiamo capire il dono prezioso della sofferenza solo a posteriori. Come dice il titolo di un romanzo “Un giorno questo dolore ti sarà utile”. Proviamo a pensarla, allora, in questo modo: la notte esiste anche per ammirare ancor meglio e ancor di più l’inizio del nuovo giorno e traghettarci, in un modo o nell’altro, verso di esso.

Non sprechiamo l’opportunità di cogliere un simile messaggio…

DOTT.SSA MICHELA BIANCONI E DOTT.SSA VALENTINA MARRA

Per approfondimenti sulla differenza diagnosi immaginale e diagnosi medica, v’invitiamo a leggere qui.

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