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A SERVIZIO DELL’ANIMA. GIORNATA DELLA PSICOLOGIA.

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Definizione di Psicologia:

Esistono tante definizioni di psicologia. E tante differenti teorie psicologiche.

Come scrive Hillman, infatti: ogni psicologia è una confessione…un’attività necessaria della psiche[1], che non può fare a meno che raccontare storie intorno a se stessa. Per conoscersi ed esplorarsi, ogni volta di più.

Ma da cosa deriva precisamente questo termine? E che cosa significa davvero?

Ebbene psicologia nasce dall’unione di due parole greche: psyché (ψυχή), anima e logos (λόγος), discorso, a sua volta derivante dal termine légo (λέγω) che significa scegliere, enumerare, pensare e parlare. Si tratta, quindi, sempre di racconto. Un racconto fatto intorno a qualcosa di difficilmente definibile e che, purtroppo, non sempre sappiamo identificare per ciò che è realmente. Giacché troppo influenzati dall’accezione religiosa che ce la rende come parte immortale di ciascuno di noi.  

Discorso intorno all’anima:

Eppure l’anima, più che una sostanza, come scrive Hillman, è una prospettiva. Una visuale sulle cose che, se da un lato, risulta essere totalmente indipendente dagli eventi in cui siamo immersi, dall’altro lato, è l’unico aspetto che ci consente di entrare in relazione con essi. Permettendoci di dare un senso e un significato a tutto ciò che ci accade. E, tramutandolo in esperienza, da ex + periri = diventare esperti, ci consentendo di accedere così a una profonda conoscenza di noi stessi.   

Ecco, allora, che anima diventa sinonimo di psiche. E psiche nell’immagine più intima e mitica che ne possiamo trarre. Intesa, cioè, come quel soffio vitale che rende vivo (e anima, per l’appunto, attribuendogli un significato) ogni singolo aspetto di noi stessi, del mondo e della nostra vita.

Psicologia:

Una prospettiva questa, molto simile a quella che lo stoico Cleante diede piuttosto di Logos, leggendolo come quel principio attivo e vivente (poioun) che, diffondendosi nella materia inerte, è in grado di animarla, portando in vita diversi enti.

Del resto come potrebbe essere diversamente?

Respiro vitale. Il rapporto tra anima e materia:

Pensiamo a tutti quei miti che raccontano della nascita della vita come da un’infusione nella materia di un respiro vitale. Da quello di Prometeo, che lo vide costruttore, in argilla, dei primi prototipi umani, poi resi vivi dal respiro di Atena, a quello cristiano del Dio Creatore per mezzo del Verbo. L’anima, fin dagli albori della vita umana, ha sempre cercato se stessa nei suoi sconfinati confini. Ricorrendo al logos, cioè al racconto, per riuscire a costruisce contenitori utili ad approfondire e intensificare l’esperienza di sé. E ogni volta infrangendolo per andare oltre. Verso la profondità. Come scrive Eraclito, infatti:

Per quanto tu cammini, e anche percorrendo ogni strada, non potrai raggiungere i confini dell’anima (psyché):
tanto profonda (bathun) è la sua vera essenza (logos)
[2].

Al servizio dell’anima. Alla ricerca del significato nascosto delle cose:

Eccolo, dunque, il significato intrinseco della parola psicologia, intesa come discorso intorno all’anima. Grazie alla psicologia è possibile penetrare nei racconti che l’anima fa di se stessa per comprendere il significato intrinseco che si nasconde dietro di essi. Mettendosi al servizio del suo desiderio di conoscersi e manifestarsi a se stessa.

In fondo, come dice Hillman:

…l’analisi, non è solo qualcosa che gli analisti fanno ai pazienti,
essa è un processo che si svolge in modo intermittente nella nostra individuale esplorazione dell’anima,
negli sforzi per capire le nostre complessità, negli attacchi critici,
nelle prescrizioni e negli incoraggiamenti che rivolgiamo a noi stessi[3].

La psicologia archetipica:

In psicologia archetipica, in particolare, penetrare nel racconto assume una valenza fondamentale. Giacché ci permette di spezzare i circoli viziosi in cui talvolta ci sentiamo incastrati, aprendo le porte a una nuova ricchezza interiore. Pensiamo, per esempio, a tutte le volte che diamo la colpa dei nostri problemi a un padre assente. Più restiamo intreccianti a questi racconti, più rischiamo di dare questa giustificazione a qualunque evento ci capiti, rimanendo di fatto bloccati in un una sorta di trama unica. Così che l’unico modo che abbiamo per descrivere il nostro modo di essere, di sentire e di comportarci, passa inesorabilmente attraverso questo racconto. “Io sono così, perché mio padre non c’era mai”. Di fatto, eliminando altre possibilità di essere. E limitandole ad una soltanto.

Qualcosa che non ricalca affatto, però, l’essenza dell’anima che, anzi, essendo multisfaccettata e ricchissima di immaginari, non ci sta a farsi “incistare” in un unico, rigido racconto.

Accedere alla ricchezza dell’anima: interrompere il circolo vizioso.

Accedere alla sua ricchezza non può, quindi, che avere per il paziente un risvolto magico (da mag: in più). Un risvolto che, ineluttabilmente, lo porterà a rivedere la propria storia, restituendogli un senso di responsabilità personale sulla propria vita, laddove prima, ad esempio, essendo la colpa imputata al padre assente, questa non poteva che essere subita.

Si risveglia, di conseguenza, un nuovo modo di raccontarsi.

Un nuovo narratore viene attivato.

E, nel confronto con se stesso e con i propri infiniti paterni, il paziente non potrà che imparare a riraccontarsi da una nuova prospettiva. Una prospettiva che lo rende sempre più simile a se stesso. A come è veramente.

Nell’infinito e prezioso dialogo con la propria anima.

 

[1] James Hillman (1975) Re-visione della Psicologia, Milano, Adelphi edizioni s.p.a., 1983. Quarta edizione: novembre 2008.
[2] Philip Wheelwright, Heraclitus, Princeton, N.J., 1959, fr. 42 (Diels, fr. 45; Burnet, fr. 71; Colli 14 [A55]).
[3] James Hillman (1975) Re-visione della Psicologia, Milano, Adelphi edizioni s.p.a., 1983. Quarta edizione: novembre 2008.

 

Dott.ssa Michela Bianconi e Dott.ssa Angela Paris

 

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