EPIFANIA…CHE TUTTE LE FESTE PORTA VIA

EPIFANIA…CHE TUTTE LE FESTE PORTA VIA

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Ogni nuova conoscenza accende una scintilla, e la scintilla accende un fuoco; e la luce delle fiamme rivela entità ignote che si muovono nell’oscurità.
Marion Zimmer Bradley
Joachim Patinir: Battesimo di Cristo
Esistono almeno due modi di intendere l’epifania: quello più ortodosso, che vede in questa festa la celebrazione del battesimo di Cristo nel Giordano, e quello che potremmo definire più “occidentale“, che invece richiama all’adorazione dei Re Magi, giunti da regni remoti per donare oro, incenso e mirra al Bambino appena nato.
Due storie apparentemente diverse, ma che pure celano al proprio interno esattamente lo stesso meccanismo: il riconoscimento della Divinità che si manifesta agli uomini. Del resto lo stesso termine “epifania” (da fanio = manifestare, brillare) indica proprio questo: il mostrarsi di un dio (o di una dea) di fronte ai comuni mortali.
Giotto: Adorazione dei magi
Un manifestarsi, però, che solo chi è saggio (i Magi, da mago: in più, possono infatti essere intesi come dotati di grandi conoscenze) e sa guardare oltre le apparenze (in fondo Cristo nacque in una mangiatoia) può cogliere e apprezzare. Perché la divinità non si manifesta mai per ciò che realmente è: come testimonia la triste storia della giovane mortale Semele, che, dopo aver chiesto al suo amate (Zeus) di mostrarsi a lei nel suo vero aspetto, non resse alla visione e morì all’istante. Una divinità si manifesta sempre per mezzo di un tramite: un corpo (o forse meglio dire: una forma) che ne contenga la potenza e allo stesso tempo la renda approcciabile, visibile, in grado di poter essere confrontata all’interno di una relazione.
Gustave Moreau: Giove e Semele

Epifanico quindi è il dio che ac-cade: che scende cioè (cade) dalle Alte Sfere in cui risiede e si fa corpo. Uno spirito che si incarna e che agisce e smuove: apportando un cambiamento in chi è chiamato ad osservarlo e a riceverlo.

Salone di Marte (Versailles): “Marte sul suo carro trainato da lupi”

Se partiamo da questa considerazione e la integriamo con quanto affermava James Hillman (padre della Psicologia Archetipica) sulle divinità, ovvero che “Dio è uno stile di riflessione. Un Dio è una maniera di esistenza, un atteggiamento verso l’esistenza e un insieme di idee”, allora potremmo facilmente comprendere come la divinità in generale possa rappresentare uno dei modi che la nostra anima ha ideato nel corso della nostra evoluzione, per fornire una spiegazione sul funzionamento del mondo e dell’uomo stesso (pensiamo a Zeus come dio dei fulmini, o a Marte come dio della rabbia e dell’aggressività): un aspetto, dunque, della nostra psiche che ci delinea, di conseguenza, necessariamente come dotati di una o più scintille divine.

Michelangelo: La creazione di Adamo
Siamo fatti, insomma, a immagine e somiglianza di Dio, come dice la Bibbia. E siamo fatti a immagine e somiglianza degli antichi dèi nel senso che, osservando ciascuno di loro e dei loro miti, possiamo ritrovare parti di noi. Quelle parti che ci rendono proprio più prettamente uomini e donne e che chiedono solo di essere ricordate, scoperte e omaggiate, se non proprio con oro, argento e mirra, almeno con un po’ di attenzione e di coscienza.
 
Buona Epifania a tutti, allora, e buona scoperta di ciò che siamo realmente, dentro di noi.

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