LA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE IN PSICOTERAPIA ATANOR ad indirizzo Analitico è riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca con decreto del 15/07/08 (GU n. 180 del 2-8-2008 ) ai sensi dell’art. 3 della legge 56/89, per i fini art. 4 regolamento decreto 11/12/98 n. 509 | La scuola rilascia titolo equipollente alla specializzazione universitaria per la partecipazione ai concorsi pubblici ed alle convenzioni nel settore sanitario (art. 1, comma 3, Legge 29/12/2000, n. 401 - G.U. n. 5 del 08/01/2001) |
Presentazione
La Scuola Atanor è la prima Scuola di Psicoterapia ad indirizzo Junghiano- Analitico-Archetipico in Abruzzo. Promossa dalla Società (srl) di Psicologia Psicoterapia e Formazione Illiper, la Scuola consiste in un corso di specializzazione quadriennale in psicoterapia analitica con lo scopo di fornire agli allievi una formazione professionale idonea allo svolgimento dell’attività psicoterapeutica, secondo l’indirizzo culturale teorico e metodologico della Psicologia Analitica. La Scuola è il risultato del lavoro di più decenni di un gruppo di psicoterapeuti e docenti universitari di formazione junghiana, la cui attività di ricerca e sperimentazione ha portato all’elaborazione di una vasta letteratura in cui i temi classici della domanda che cos’è la psiche hanno avuto come risposta: “la psiche è un insieme di immagini intese come risultato della forma energetica assunta dall’individuo in relazione anche alle emozioni, agli agiti e al comportamento non verbale”. La scuola nasce sul patrimonio culturale ultra decennale, come suddetto, sviluppato nelle accademie universitarie e nell’ associazione culturale Il Cerchio, Cenacolo di Psicologia Archetipica, e diffuso principalmente dalla rivista di psicologia “Cielo e Pietra” e dalle edizioni Samizdat.
Il programma proposto, quindi, si fonda sul principio che la psicologia è lo studio dei processi psichici puri e dei loro fondamenti che si esprimono tramite emozioni, agiti, sintomi e immagini. Il metodo è quello della psicologia analitica e privilegia, dunque, la parola, il parlare, il raccontare, il fare associazioni, stando seduti su una sedia, oppure recitando su un palcoscenico ed anche dipingendo e danzando; quel metodo attraverso cui riusciamo ad esprimere quanto sentiamo e ciò che pensiamo attraverso le rappresentazioni di immagini espresse con il linguaggio o la manifestazione corporea.
Nata da una costola della psicoanalisi di Freud, di cui Jung, come si sa, fu collaboratore, la psicologia analitica se ne distacca poichè Jung ritiene che la libido non si manifesti solo nelle istanze pulsionali individuali, ma che, invece, sia la manifestazione individuale del substrato archetipico profondo dell’umanità e che attraverso l’immagine archetipica, sia il motore della trasformazione del singolo. La trasformazione è definita da Jung processo di individuazione, finalità insita in ogni individuo. La scuola forma psicoterapeuti insegnando la psicoterapia analitica ed i suoi metodi. La psicoterapia analitica ha lo scopo di favorire e promuovere il corretto svolgimento del processo d’individuazione. Essa non è interessata a curare il sintomo, a trovare una rapida soluzione al problema dell’individuo al fine di rimetterlo a breve nella frenesia giornaliera affinché anch’egli possa tornare a produrre. La psicologia analitica considera l’individuo come portatore di un’essenza. Egli deve, in primo luogo, servire se stesso e per farlo deve guardarsi e vedersi attraverso quel “conosci te stesso” che gli antichi greci incisero sul frontone del tempio di Delfi. Ciò vuol dire prendersi cura di sé, delle proprie immagini e porsi in ascolto di quel “piccolo popolo” e di quelle “personalità multiple” che abitano la psiche, che di noi fanno parte pur non essendo nostre.
L’analisi di cui parliamo è l’analisi del profondo, l’analisi che tocca l’anima del nostro essere, riferendoci con anima a quell’insieme di processi psichici che possono esprimersi attraverso rappresentazioni, cioè immagini, parole, sogni, emozioni agiti e sintomi, quel sentire che ha il potere di smuoverci interiormente. Il disturbo psichico, in questa ottica, smette di essere considerato una malattia, e l’intervento analitico smette di essere considerato una “cura” che diventa, invece, aver cura dell’anima. Ne consegue che la clinica della psicologia analitica junghiana non mira più ad una “guarigione”, ma ad individuare il senso simbolico e archetipico del disturbo, al fine di condurre il suo portatore ad utilizzarne l’energia per la “trasformazione” e per la propria individuazione. Obiettivo del percorso è l’individuazione del soggetto, corrispondente all’armonia delle energie psichiche.
Il programma formativo della Scuola sviluppa la formazione personale degli allievi, affinché siano pronti a condurre il paziente attraverso i sentieri da loro percorsi.
Le difficoltà superate nella psiche rendono possibile affrontare e superare anche le difficoltà comportamentali della vita diurna. La Scuola prevede anche l’insegnamento dei metodi dell’immaginazione attiva, delle tecniche teatrali e dell’arte che portano al benessere psichico in quanto permettono l’armonica espressione dell’anima.
Nella Scuola si afferma, per dirla con Hillman, che “l’addestramento della sensibilità, la partecipazione ai gruppi e l’accento sull’esperienza del corpo e sull’immaginazione sono divenuti necessari tentativi preliminari per risvegliare la psiche con il renderci consapevoli che l’anima si estende nei corpi, negli altri, fino al regno immaginale. Questi metodi ci spingono a riconoscere l’anima, a darle ascolto e a prenderci cura di essa in molte delle sue manifestazioni finora trascurate dalla psicologia”.